[LO STUDIO] RM per scovare tumore alla prostata

In caso di valore sospetto del Psa si ricorre alla biopsia: seguono, in genere, questo iter gli uomini sui 50 anni spaventati dalla paura di un tumore alla prostata.

Dal recente studio ‘Precision’ pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ è emersa una tecnica alternativa per limitare il classico percorso, che può diventare invasivo e che non sempre serve a fugare ogni dubbio sulla presenza di un cancro aggressivo.

Con ogni probabilità – secondo la ricerca – il filtro della Risonanza Magnetica può essere utile al raggiungimento di due obiettivi: ridurre la diagnosi dei tumori indolenti e rendere più accurata la diagnosi delle neoplasie attive.

Lo studio – a cui hanno partecipato tre ricercatori italiani – è stato condotto su un campione di 500 uomini, su ognuno dei quali era stato rilevato un valore di Psa compreso tra 4 e 10, che ricade nella zona grigia, vale a dire quella in cui non si può ne affermare con certezza, ne escludere la presenza di un tumore.

Per la metà dei casi sottoposti ad indagine è stata predisposta la biopsia prostatica ecoguidata, per l’altro 50% la Risonanza Magnetica e, solo in caso di ulteriore sospetto, la biopsia.

Nel 26% dei casi del secondo gruppo è stata scoperta la presenza di tumori aggressivi, a dimostrazione del fatto che la RM può essere uno strumento utile per identificare i pazienti che necessitano di una prima biopsia, riducendo – dunque – l’invasività delle cure.

Secondo i ricercatori, infine, sono due i punti da chiarire. Il primo riguarda il possibile mutamento dell’approccio diagnostico, il che non vuol dire che la Risonanza Magnetica diverrà lo strumento a cui sottoporre i pazienti per cui si sospetta una diagnosi, perché ci sono casi in cui la biopsia è necessaria.

Il secondo punto è di natura economica: anche se la RM è più cara, ci potrebbe comunque essere un vantaggio con l’eliminazione delle biopsie inutili.

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